Artemisia Gentileschi: il coraggio della denuncia


Dopo tanto tempo torno a scrivere, la scelta del giorno di pubblicazione non è casuale… Non voglio scrivere le solite cose perché lo sappiamo tutti che le donne vanno rispettate e tutelate ogni giorno, anche se in molti Paesi la donna non ha diritti ma solamente doveri, ma anche nelle nazioni per così dire più “civili” assistiamo al femminicidio con troppa frequenza, ma anche a casi di stupro.

Essendo questa una rubrica di arte e curiosità dedico queste poche righe alla figura di Artemisia Gentileschi, la scelta ovviamente non è del tutto casuale e presto capirete il perché…artemisia-gentileschi-autoritratto

Artemisia nasce nel lontano 1593 a Roma, figlia del pittore toscano Orazio, esponente del caravaggismo romano, si dedica alla pittura sin dalla giovinezza distinguendosi dai fratelli per il suo talento innato. Presso la bottega del padre si cimenta nel disegno e nelle tecniche di impasto dei colori, questo è l’unico modo per esercitare l’arte. All’epoca alle donne non era possibile accedere a scuole di formazione, non potevano lavorare, dovevano sostenersi con le ricchezze di famiglia, ma spesso erano costrette a farlo clandestinamente per autosostenersi. La nostra protagonista però è fortunata perché può esercitarsi nella bottega circondata da pittori che la frequentano o che vivono nel suo quartiere, luogo di lavoro di artisti ed artigiani. Conosce Caravaggio che spesso si reca da lei per prendere alcuni strumenti in prestito, questa frequentazione si rispecchia nelle sue opere che sono impregnate di un forte caravaggismo mitigato da correnti bolognesi ispirate ai Carracci.

Artista di talento, a 16 anni lavora ai cartoni preparatori per la Sala del Concistoro del Quirinale, mentre a 17 anni realizza la tela Susanna e i Vecchioni, un quadro molto discusso dalla critica perché nelle figure dei due vecchi sono stati riconosciuti i ritratti del padre e di Agostino Tassi, pittore al quale era stata introdotta per apprendere lo studio della prospettiva. Susanna_and_the_Elders_(1610),_Artemisia_GentileschiIl Tassi dovrebbe essere il giovane con la barba nera, mentre l’altro il padre, personaggio opprimente che la tratta come se fosse la moglie.

La figura del Tassi è centrale nella sua vita, perché nel 1611 subisce uno stupro per mano di quest’ultimo! All’epoca non si procedeva con denunce, perché per “sistemare la faccenda” bastava semplicemente prendere in moglie la donna ed il triste evento in un batter d’occhio veniva dimenticato. Le cose questa volta vanno diversamente perché la giovane, appoggiata dal padre decide di DENUNCIARE l’autore delle sue atroci sofferenze e descrive il terribile evento con queste parole:

<< Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne>>.

Ovviamente il processo si risolve con una lieve condanna per il Tassi, ma è un grande insegnamento per tutti noi, perché si deve denunciare qualsiasi ingiustizia che subiamo, non bisogna tacere per paura di peggiorare le cose, perché è il silenzio la peggior condanna!
Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_NaplesTornando alla nostra artista, echi di questa triste vicenda sono visibili nella spietata crudeltà con cui Giuditta decapita Oloferne, nella tela omonima del 1612, fortemente ispirata alla medesima del Caravaggio.

Terminato il processo si sposa con un discreto pittore fiorentino, che segue a Firenze dove lavora dal 1614 al 1620, questo è un periodo fervido: nel 1616 è la prima donna a frequentare l’Accademia delle Arti del Disegno. In poco tempo, grazie alle sue doti artistiche entra sotto l’ala protettiva del Granduca Cosimo II de’ Medici. Stringe amicizia con Galileo Galilei ed anche con il nipote di Michelangelo Buonarroti ed insieme allestiscono la maison che celebra il grande artista.
Artemisia decora il soffitto con l’ Allegoria dell’Inclinazione,allegoria-dell-inclinazione-1615.jpg!PinterestSmall ovvero la personificazione del talento naturale, tema che vuol celebrare Michelangelo. Soggetto principale è una giovane donna seminuda, su una candida coltre di nuvole, che tiene una bussola ed è illuminata da una stella. Le fattezze della figura ricordano quelle della pittrice stessa, in questo modo rivendica la bellezza del proprio corpo ed il genio del suo pennello.

Gli ultimi anni fiorentini sono caratterizzati da produzioni artistiche di rilievo come la Giuditta e la sua ancella, raffigurate nel momento in cui stanno per scappare dopo aver tagliato la testa al tiranno Oloferne, il continuo del precedente Giuditta che decapita Oloferne. Gentileschi_judith1Superba è la tensione del volto e dello sguardo preoccupato della protagonista, ma anche l’uso dei colori e delle ombre che accentuano la drammaticità dell’evento.

Dopo questo soggiorno nella città dei Medici, torna nella sua Roma, il clima artistico è cambiato: il Barocco del Bernini e del pittore Pietro da Cortona si sta facendo strada, ciò non scoraggia la nostra amica, in poco tempo si accosta alla nuova moda. Entra nell’ Accademia dei Desiosi e viene celebrata con l’epigrafe che la ricorda come “miracolo della pittura più facile da invidiare che da imitare”, ma nonostante ciò la sua produzione resta rilegata a raffigurazioni di eroine bibliche e ritratti, i cicli barocchi e le pale d’altare e per lei sono off-limits.

Dipingerà tele per una chiesa solamente dopo il trasferimento a Napoli, questa diventerà la sua seconda patria e vi rimarrà fino alla sua morte, a parte un breve intermezzo londinese presso la corte di Carlo I per la decorazione  del soffitto di una sala della Casa delle Delizie della regina Enrichetta Maria. Rientrata a Napoli nel 1642, continua la sua attività che viene bruscamente interrotta dalla sua morte che avviene nel 1653.

Lo scopo di questo mio articolo è rendere giustizia alla forza ed al coraggio di questa grande Donna che non si è arresa alle avversità della vita, ma le ha affrontate a testa alta senza scendere a compromessi, brillando sempre di luce propria.

“Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva “

Rita Levi Montalcini

Articolo di Alessia De Fabiani

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