Il mistero della Porta Magica


Roma è una città immensa, in grado di sorprenderti in ogni momento perchè ogni angolo, ogni vicolo, ogni porta nasconde un segreto ed una storia lunga millenni.

Questa che sto per raccontarvi è diversa dal solito poichè tratta di esperimenti alchemici, di trasformazioni e misteri ancora non svelati…

C’era una volta la China Town romana (zona Esquilino) con la sua famosa Piazza Vittorio Emanuele II sempre pullulante di persone di tutte le etnie, di profumi di spezie, di venditori ambulanti e bambini che giocano a pallone. In questa piazza vi sono i giardini un capolavoro di architettura paesaggistica di Gaetano Koch: ricchi di alti platani, cedri del Libano, magnolie e palme provenienti direttamente da Bordighera, dono della regina Margherita. Domina sulla flora il Trofeo di Mario, in realtà i resti del Ninfeo di Alessandro Severo, mentre nascosto è il protagonista della nostra storia. Molti si aspetteranno una statua, una domus, un mosaico ed invece si tratta di una porta murata, nota come la Porta Magica, che un tempo introduceva ad un’antica residenza di campagna di cui non è rimasto più nulla. La particolarità sta nella decorazione della soglia in pietra, costituita da diverse frasi tra cui “Si sedes non is” (se siedi non procedi), un palindromo improprio perchè leggibile anche al contrario (“ si non sedes is” se non siedi procedi) ed alcuni simboli e motti legati ad antiche attività filosofiche.

Per comprenderne il significato occorre fare un passo indietro nel tempo al 1653 quando il marchese Massimiliano di Palombara fece edificare qui la sua residenza di campagna. Costui frequentava la cerchia di studiosi che contornava Cristina di Svezia, regina senza trono in villeggiatura a Roma dal 1655 al 1689, situata a Villa Riario (attuale palazzo Corsini). Cristina appassionata di scienza ed istruita da Cartesio, accoglieva esperti di filosofia, ma soprattutto di alchimia e di trasmutazioni (trasformazioni del metallo in oro). La leggenda vuole che Giasone un misterioso pellegrino, uno dei tanti frequentatori del suo cenacolo, trascorse una notte ospite nella villa del marchese di Palombara alla ricerca di un’erba in grado di produrre oro; probabilmente riuscì nell’intento perchè il mattino seguente fu visto sparire passando attraverso la porta magica e lasciando dietro di sé foglie d’oro ed un manoscritto con segni illeggibili. Il proprietario di casa, deluso, decise di far incidere sulla porta la formula ed i simboli nella speranza che qualcuno riuscisse a trovarne la chiave di volta. A distanza di secoli e secoli ancora nessuno ne ha capito il senso, alcuni in passato hanno pensato che questi siano fondamentali per svelare il mistero della pietra filosofale.

Chissà se qualcuno di voi riuscirà a trovare la soluzione…

Cum solo sophorum lapis non sale et datur sole sile lupis

Accontentati del solo sale (cioè del sapere) e del sole (cioè della ragione).

Articolo di Alessia De Fabiani

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