Il pulcino con la proboscide


Eccomi tornata a scrivere per voi e lo faccio svelandovi la curiosa storia che avvolge l’elefantino o meglio il pulcino della Minerva

obelisco-della-minervaEh si avete capito bene, parliamo della scultura del Bernini che si trova in Piazza della Minerva, che sembra tutto tranne che un pulcino. Ma come mai ha questo insolito soprannome? A Roma non è una novità che le statue abbiano dei nomignoli, però solitamente sono facilmente comprensibili, questa volta invece ci lascia perplessi. A dir la verità il nome originale era  “porcino” per via delle forme tondeggianti e ridotte che lo fan somigliare ad un maiale ingrassato, poi confuso con l’espressione romana “purcino” cioè pulcino.

Il nostro caro pulcino con la proboscide sorregge un peso archeologicamente e filosoficamente pesante, ed è il risultato di una serie di circostanze particolari che ora vi raconto. Di quale peso stiamo parlando? La scultura è sormontata da un obelisco ritrovato nel 1665 nel giardino del convento dei frati domenicani di Santa Maria sopra la Minerva, poiché in quella zona in passato vi era l’Iseum, un luogo di culto dedicato alla dea egizia Iside. Inoltre la chiesa sorgeva sopra l’ex tempio della Minerva, dea della sapienza, perciò, con l’appoggio di Alessandro VII Chigi, decisero di sfruttare questa serie di coincidenze sistemandolo nella piazza. Per fare ciò era necessario creare un basamento sul quale far poggiare l’obelisco, così il papa fece una sorta di bando per scegliere il progetto scultoreo migliore. Tra i tanti quello del domenicano padre Paglia consisteva in 6 colli (simbolo dei Chigi) ed un cane ad ogni angolo (simbolo dei Dominicanes ovvero “i cani del Signore”), nonostante giocasse in casa fu scartato perché il papa (stranamente) non voleva un monumento autocelebrativo.

Gianlorenzo Bernini, uomo d’astuzia ed ingegno, aveva colto l’intento del pontefice, il quale puntava ad una scultura che richiamasse il significato di quel luogo, da sempre legato alla sapienza, così propose un elefante. P1020574-e1475932840644Perché proprio questo animale? Perché come si legge su di un lato è la rappresentazione simbolica della forza perciò “è necessaria una robusta mente per sorreggere una solida sapienza”. Infondo già gli antichi romani avevano familiarizzato con i pachidermi durante le guerre, basti pensare all’avanzata sulle Alpi di Annibale; nel Medioevo e nel Rinascimento erano invece emblema di sapienza, equilibrio, pazienza e temperanza. Nel Seicento inoltre un commerciante bizzarro aveva portato a Roma un’elefantessa addestrata che eseguiva acrobazie varie nel cortile di Monte Brianzo, ed era visibile al prezzo di 1 giulio, chissà se il Bernini si è ispirato ad essa, fatto sta che era famosa in tutta la città…

Tornando alla realizzazione della scultura il significato ora è noto, resta soltanto da chiarire sul perché mostri il suo bel posteriore ai Domenicani coloro che la commissionarono insieme al papa. pulcinominerva.jpgMolto semplice: padre Paglia invidioso del successo del bozzetto berniniano fece di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote con pretese legate ai canoni classici per i quali “nessun peso perpendicolare avrebbe dovuto poggiare sul vuoto perché non sarebbe stato solido né durevole” perciò fu costretto a porre una struttura sotto il ventre dell’animale, ma nascosta da un’elaborata gualdrappa. Al momento dell’innalzamento nella piazza, avvenuto l’11 luglio 1667, Bernini si vendicò sistemandola con il didietro rivolto ai frati e la coda leggermente spostata, come a salutare il caro padre Paglia e le sue teorie, in maniera originale!

Purtroppo il povero elefante ha ancora a che fare con persone strambe, infatti il 13 novembre 2016 ha dovuto fronteggiare un bracconiere spaesato che lo ha scambiato per un elefante vero e gli ha staccato una zanna!

Articolo di Alessia De Fabiani

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